2018

Cronaca di una soddisfazione qualunque

"La prima volta non si scorda mai" si dice così, giusto?.

Sessantatrè ore, 63. Ne avrei dovute fare almeno 200 in più ma non posso dire di non aver dato tutto. Ci sono dettagli e dinamiche che hanno influito ancor prima di quelle più evidenti tipo il caldo e la tendinite ma sono cose a cui non vale la pena dare importanza perchè oggettivamente questa prova della Guinness World Records è veramente tosta.

L'obiettivo era arrivare ad eguagliare (e superare) un record che dal 2012 apparteneva a Jamie McDonald fermo a più di 268 ore di pedalata continua (12 giorni circa) con delle precise modalità per quanto riguarda i riposi.

THIS IS THE STORY

Diario di bordo

  • 2017/2018PREMESSA

    L'incidente, la decisione e la preparazione

    A Settembre 2017 un frontale con un auto, oltre a distruggermi la bici( tra l'altro quella a cui tenevo di più) mi crea dei seri problemi respiratori dovuti all'impatto sia con il mezzo che con l'asfalto dopo il volo. Dopo gli accertamenti e le cure inizio un percorso di riabilitazione per recuperare quel fiato che risultava breve e incapace di riempire a pieno i polmoni. I tempi non sono stati brevi per i miei standard ma ho cercato di armarmi di pazienza e di trovare delle motivazioni, tra queste ho cercato di pensare a qualcosa di talmente lontano che seppur lontanamente fattibile aveva il solo scopo di tenermi mentalmente attivo. Finisce il 2017, inizia un nuovo anno e quello che doveva essere solo un pensiero, un'idea, va ad affinarsi sempre di più fino a diventare seria intenzione di conquista di un record mondiale. Ho trovato una risposta a tutte le domande che mi ponevo e poi ho preso in considerazione la Guinness World Records, non è stato semplice. Presento una richiesta e dopo qualche mese mi arriva la loro accettazione, da lì intensifico la preparazione in palestra con tutta la "Beauty & Fitness Center" gentilmente messa a disposizione e propongo la mia idea organizzativa a WIFI Multimedia, con cui avevo già collaborato per il Giro di Puglia. Ho dovuto allenarmi a gestire il sonno principalmente, ad abituarmi al sonno polifasico e questo ha alimentato uno stress che già era presente per l'incidente e a cui poi si è aggiunto quello fisico, ero praticamente fatto per il 70% da cortisolo piuttosto che acqua che ho cercato di gestire assumendo questo prodotto (clicca qui) anche se comunque ai fini della prova ho ritenuto che potesse avere una sua utilità.

  • 30.06.2018Il palco

    19 ore all'inizio

    In piazza c'è un sole piacevole, fino a ieri pioveva in maniera alquanto insistente ma dovrebbe arrivare Caronte...sembra che ce l'abbia con me, non è più il nome di "un'ondata di caldo" ma una persecuzione, come se non fosse bastata la sua presenza quando partecipavo alla Coppa Messapica. Mi ha raggiunto da Teramo Patrizio Sciroli, in questi mesi è stato molto presente e disponibile per telefono e vederlo di persona è un piacere oltre ad un onore visto che questo titolo se l'è preso un paio di volte. Questo sta sotto i 60 anni ma è una forza della natura, senza tanti fronzoli è già arrampicato sul palco per vedere e dare consigli prima di iniziare a mobilitarsi in prima persona. Lo aiuto anche se mi dicono di non stancarmi ma sono qui e non so stare a guardare, stanno lavorando per me. Mimmo sistema le sue telecamere, oltre ad essere lo sponsor principale fa da sponsor tecnico, co-organizzatore e manager. Vado a casa quando sembra che non ci sia più bisogno di me, cerco di stare tranquillo tanto ciò che c'era da fare è stato fatto. Le Associazioni che ho coinvolto sanno cosa fare quindi speriamo in bene.

  • 01.07.2018START

    Le prime 24 ore

    Mi dirigo in Piazza S. Antonio verso le 8 e mezza portandomi quelli che saranno i miei pasti e la bici da spinning da utilizzare. Tra una chiacchiera e l'altra aspettiamo che arrivino le 10 e diamo il via a quella che già si prospetta una giornata calda. Di fianco a me ho preteso una seconda bici, verrà usata da chiunque voglia salirci su per farmi compagnia e per condividere questa esperienza ma sarà anche la riserva in caso di qualche eventuale problema. Una volta avviato il timer ha inizio anche uno stato di concentrazione dovuto alla consapevolezza che questo giorno è arrivato. Una delle cose più divertenti dello stare qui è che in queste prime ore quando qualcuno viene alle transenne posizionate sotto il palco, guarda, mi volta le spalle per farsi un selfie e se ne va... credo di aver capito come si possa sentire la Madonna di Fatima e intanto con il mio staff scherziamo sulla possibilità di raccogliere qualche goccia di sudore in delle ampolline e avviare una sorta di merchandising. Arriva sera e aumenta anche il flusso di gente... soprattutto perchè c'è quella che è l'ultima serata del Festival dei Giochi Tradizionali con il Palo della Cuccagna davanti a me. A fianco mi hanno messo un palco con una cassa posizionata male per i miei gusti perchè è in direzione delle mie orecchie e quando urlano al microfono mi esplode la testa. A fine serata le orecchie mi fischiano ma cerco di rilassarmi pur continuando a pedalare. I ragazzi che hanno fatto parte dello staff del Festival sono tutti qui...alcuni per sincera voglia di far compagnia, altri invece hanno trovato una valida scusa per passare tutta la notte fuori casa. Il ricordo principale di questa notte credo che rimarrà quello legato a quattro anziani sono stati tutta la notte in piazza come noi, chiacchierando tra di loro e scherzando abbiamo pensato che fossero rimasti li per essere i primi della fila per la Posta (lì presente accanto al palco) l'indomani.

  • 02.07.2018Il ginocchio

    La prima tazzina di caffè

    Quella riguardante i quattro anziani, dall'essere semplice ironia su una sorta di luogo comune con l'avvicinarsi dell'alba si è rivelata una realtà sempre più concreta che ha raggiunto l'apice delle conferme nel momento in cui hanno rimesso le sedie e posto per avvicinarsi a dare il buongiorno ai primi dipendenti che stavano aprendo gli uffici postali. Restiamo allibiti, io e coloro ancora svegli. Il programma di oggi è di portare a termine le 24 ore, magari farne qualcuna in più e riposare 30 minuti ma assume rilevanza un primo imprevisto. Già da ieri, mentre sopportavo con scarso successo il volume della cassa ho iniziato ad accusare un fastidio al ginocchio, probabilmente dovuto ad una posizione di pedalata scorretta per proteggere l'udito da quel suono ma in ogni caso dall'essere un semplice fastidio ora inizia a far male. Scadono le prime 24 ore e tutti sono convinti che la causa del dolore sia legata alla pedalata energica, di cui non sono pieamente consapevole, e che ora la stia pagando. Potrebbero aver ragione dal momento che a mezzanotte il mio contachilometri segnava che avevo percorso circa 700 km in 14 ore ma so che il motivo non è questo e la mia pedalata era realmente tranquilla, almeno per me. Quando arriva il mio Chinesiologo di fiducia conferma i miei dubbi. Uso alcuni dei minuti di riposo per fare con Claudio alcuni esercizi di allungamento. Cerco di restare concentrato, arriva anche il momento del riposo e la fine di esso mi viene posizionato il taping, il risveglio è leggermente traumatico ma puntuale e autonomo. Il dolore al ginocchio persiste ma riprendo anche se il pomeriggio, soprattutto per il caldo, mi sfianca molto. Mentalmente ci sono ma da quelle che sono le reazioni e le preoccupazioni di chi mi vede, non devo avere un bell'aspetto. All'imbrunire mi rendo conto che mi è sfuggito organizzare qualcosa in questa serata eppure la piazza si sta riempiendo sempre più. C'è stato un silenzio surreale, quasi non mi volessero disturbare, erano li per me e questa è una cosa che mi commuove. In questa serata, a 26 anni ho bevuto la mia prima tazzina di caffè, prima e ultima, seguita poco dopo da una RedBull con l'intenzione che potessero riattivarmi e invece hanno avuto l'effetto opposto. Ha funzionato però il thé...principalmente perchè me ne hanno portato una caraffa bollente da 5 litri e, con i 30 gradi che c'erano, ciò che mi ha tenuto realmente sveglio è stata l'attesa che si raffreddasse.

  • 03.07.2018Lo stop

    Il film che non mi stava piacendo

    Quel thé non si sarebbe mai e poi mai raffreddato se non ci avessimo aggiunto del ghiaccio dentro e fuori ma è stato molto gradito. Dopo qualche ora dall'alba mi portano un tutore per il ginocchio che ormai stava lievitando. Attorno a me la tensione era palese, molti pretendevano di capire come stavo semplicemente guardandomi ma in contesti del genere io vado unicamente di testa, se si cercano espressioni in volto si nota solo apatia e questo lo so perchè mi è stato fatto notare diverse volte quando correvo, con questa consapevolezza ho cercato di forzare l'esternazione del fatto che stavo bene, ero connesso seppur con un ginocchio fuori uso che mi faceva pedalare in maniera scorretta e aveva quasi monopolizzato la mia concentrazione. Nel pomeriggio riposo un pò e nel mentre vengo lavato da mia sorella e Mimmo; non posso dire che "mi hanno aiutato a farlo" perchè non ho collaborato, ho dormito appena ho appoggiato la testa. Ho iniziato a dare piccoli segni di allucinazioni che sono diventate più consistenti nel tardo pomeriggio quando pur continuando a pedalare ha preso forma la convinzione che avessero spostato il palco e che mi fosse stata cambiata la bici. La sera non mi sono goduto lo spettacolo, era come se si intrecciassero quelli che potevano essere dei momenti di sonno con i momenti di veglia, confondevo la realtà con quello che poteva anche essere un sogno. Ormai pedalavo sostenuto dai lati e sempre con qualche anima pia che da dietro mi massaggiava continuamente le gambe. Il ricordo principale è che ad un certo punto ho iniziato a vedere tutto bianco, come quando si fa una foto in sovraesposizione, con le voci ovattate (e come un eco) e l'assenza del dislivello tra me e quel pubblico che mi sembrava quella folla di invitati che si vedono nei film quando fanno i party in casa all'americana e proprio a tal proposito ad un certo punto ho anche detto che non mi interessava il film, prima che mi scattasse in testa qualcosa che mi ha fatto percepire tutto come uno scherzo di pessimo gusto. Poi il vuoto fino al momento in cui mi sollevo, perchè mi ero steso sul manubrio, e mi ritrovo un led negli occhi che "mi sveglia". Lì per lì mi ritrovo la bocca piena di uno di quei gel per sportivi al gusto mela e vedendo che non riuscivo ad ingoiare vengo preso di peso e messo a terra e con due dita in bocca (oltre al gel) che andavano a verificare che la gola fosse libera. Mi stendono e mi ritrovo schiaffeggiato da destra e sinistra per farmi aprire quegli occhi che non controllavo, così come la bocca e ogni muscolo facciale, ma con la testa ero lì presente, mi rendevo conto di chi avevo intorno (riconoscevo le mani, per dire!) e gli ho anche detto di smetterla di prendermi a schiaffi ma in realtà questa è stata solo un'intenzione,una cosa che è rimasta solo nella mia testa perchè loro dall'esterno vedevano un corpo e un volto inanimati. Cercai qualcosa da controllare, le sopracciglia, un dito, un nervo...non so quale scelsi ma ci riuscii e ho cercato di rasserenare tutti nel momento in cui hanno avuto modo di capire che riuscivo a rispondere alle domande...arriva l'ambulanza e via al pronto soccorso. Mia madre era già lì e passa la notte accanto a me, tranquillizzata dal fatto che mi ero ripreso e sapevo cosa fosse successo.

  • 04.07.2018Il mattino dopo

    Un'ora da svenuto

    L'unico dispiacere è aver creato apprensione a chi mi vuole bene e ho scelto di avere accanto ma anche a chi è stato presente in piazza durante tutte queste ore. Penso solo a questo mentre lascio l'ospedale. Sto bene, la dormita di questa notte credo che sia stata la più bella che abbia mai fatto da che ho memoria. Una volta a casa mi raggiunge Mimmo con la moglie e altri amici, pranziamo insieme e decido che il programma degli eventi deve proseguire, anche se per oggi tutto è stato sospeso. Nel pomeriggio mi sono diretto sul "luogo del delitto", è stato un pò come quando si fa il "giro dei Sepolcri", prima di Pasqua, e volevo un pò ironizzare sulla cosa mettendo un lenzuolo bianco ripiegato sul manubrio della bici. Zoppico, cammino piano e tenendo conto anche di tutte le cure da fare mi sento tanto un ottantenne con qualche pillola da buttar giù ad un'orario preciso. Ricostruendo le dinamiche mi rendo conto di come "il vuoto di memoria" prima di quel led negli occhi in realtà sia durato circa un'ora e io ero svenuto senza interrompere la pedalata. Il fatto che ci sia stato un distacco tra il corpo e la mente è una condizione che a questo punto non è solo un'apparenza quando sono concentrato in qualcosa, anche perchè è una condizione che ho provato in particolare durante il Giro di Puglia ma stavolta ad un livello superiore. Un livello di concentrazione tale da sembrare che abbia "programmato" il fisico per fare un preciso lavoro...anche privo di sensi e questo mi darà parecchio da pensare...